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Prove di dressage a livello regionale: il requisito tecnico che spesso viene sottovalutato

📅 10 Agosto 2026✍️ di Renato Mulatti⏱️ 4 min di lettura

Quindici anni di lavoro nel dressage a livello regionale mi hanno insegnato una cosa che raramente vedo riconosciuta come merita: la tecnica è tutto. Non è uno slogan da manuale equestre, è la realtà che vedo ogni weekend negli ippodromi dove giudico e seguo i giovani che mi contattano.

Mi è capitato di recente di valutare un ragazzo con un cavallo davvero eccellente, fisico impressionante, disposizione mentale giusta. Eppure nelle sue esecuzioni mancava quella precisione tecnica che fa la differenza fra un piazzamento decente e un podio. Non era pigrizia, non era negligenza: era semplicemente sottovalutazione di certi aspetti fondamentali che il regolamento richiede ma che molti coltivano in modo approssimativo.

Il dettaglio tecnico che nessuno spiega come si deve

Nel dressage regionale il regolamento Federazione Italiana Turismo Equestre è molto preciso su cosa valuta la giuria. Eppure vedo cavalieri che si presentano con il cavallo preparato atleticamente ma ignorando completamente la geometria richiesta.

Prendiamo le transizioni. Quando passi dal trotto al galoppo, non è solo una questione di “fare la cosa”. La valutazione riguarda la fluidità, l’assenza di saltellamenti, la simmetria dell’impulso. Ho visto eliminare figure altrimenti belle perché la transizione era confusa. Il cavallo non era colpevole: era il cavaliere che non aveva lavorato quell’aspetto specifico con consapevolezza.

Stessa cosa con gli appoggi. Un cavallo che non mantiene la lateralità corretta durante gli appoggi perde punti non perché il giudice è severo, ma perché quella è la richiesta tecnica. E io lo comprendo, perché da giovane driver mi ritrovai esattamente nella stessa situazione: credevo di sapere quello che facevo finché non ho dovuto rendermi conto che la precisione non è optional.

Gli errori più comuni che bloccano gli avanzamenti

Lavorando con ragazzi che vogliono progredire nelle categorie regionali, ho notato un pattern ricorrente. La maggior parte degli errori non riguarda il talento equestre, ma la mancanza di attenzione sistematica ai dettagli.

Primo problema: molti non studiano davvero le figure richieste. Leggono la lista, pensano “sì, so farle” e le lasciano così. Ma nel dressage ogni figura ha una traiettoria, un raggio di curva, un’altezza di azione richiesti. Un cerchio non è un cerchio: deve rispondere a metrature precise. Ho visto disqualifiche per cerchi mal centrati. Non è rigidità del giudice, è rispetto del protocollo.

Secondo problema: la posizione del cavaliere viene sottovalutata. Assetto equestre non è estetica, è funzionalità. Una posizione scorretta influisce sulla comunicazione con il cavallo, sull’equilibrio, sulla chiarezza dei comandi. Ho corretto ragazzini che miglioravano di due categorie di punteggio solo sistemando gli assetti.

Terzo problema: il lavoro a terra. Troppi credono che l’addestramento sia solo montare e ripetere. Non è così. Conosco cavalieri che hanno fatto progressi significativi dedicando tre sedute a settimana a lavoro in mano, lontano dalla sella, focalizzate su un singolo aspetto tecnico.

Come trasformare la sottovalutazione in vantaggio competitivo

Se vuoi davvero fare dressage a livello regionale, devi capire che la tecnica sottovalutata dagli altri è la tua leva competitiva.

Primo step: videografa te stesso. Non è vanità, è analisi. Riprendi le tue sessioni di lavoro, guarda i video delle gare regionali della tua categoria, confronta punto per punto. Vedrai cose che non percepisci mentre stai montando. Io lo faccio ancora, e ogni volta scopro qualcosa.

Secondo step: lavora su una cosa alla volta. Non cercare di perfezionare tutto contemporaneamente. Scegli un elemento tecnico preciso, diciamo gli appoggi laterali, e dedica tre-quattro settimane solo a quello. Il cavallo imparerà meglio, tu acquisirai consapevolezza.

Terzo step: chiedi valutazioni. Non al tuo istruttore abituale, che potrebbe aver sviluppato le stesse abitudini di valutazione che hai tu. Partecipa a seminari, invita giudici a lezioni di prova, analizza i feedback con oggettività. Un giudice regionale sa esattamente cosa manca.

Io ho sempre detto ai ragazzi che la differenza fra chi arriva a certi livelli e chi si ferma non è il talento innato, ma la capacità di vedere quello che gli altri non vedono, di lavorare su quello che gli altri ignorano.

La questione della mentalità nel dressage regionale

C’è un aspetto che voglio affrontare direttamente. Molti nel dressage regionale vedono la competizione come una formalità. Dicono “tanto è solo regionale”. Sbagliato. Completamente sbagliato.

Primo, perché il regolamento è lo stesso: il giudice valuta con criteri uniformi. Secondo, perché abituarsi a certi standard tecnici già adesso significa avere fondamenta solide se vorrai progredire.

Ho visto cavalieri che non investivano nella tecnica a livello regionale, poi si sorprendevano di non riuscire a entrare nelle categorie nazionali. Non è che i cavalli cambiavano: era che arrivavano con dei vuoti tecnici che al livello superiore diventavano insormontabili.

Chi vince consapevolmente a livello regionale non è il più talentuoso: è chi ha compreso che ogni dettaglio tecnico vale punti, che ogni curva deve essere precisa, che ogni transizione deve essere fluida come un’onda.

Il consiglio finale che do sempre

Se segui il dressage regionale, o se lo stai imparando, la mia raccomandazione è questa: smettila di sottovalutare la tecnica. Non è noiosa, non è pedante. È la sola cosa che distingue un buon cavaliere da uno che potrebbe esserlo.

Fatti aiutare da chi ha esperienza in giudizio, dedica tempo al lavoro mirato, studi il regolamento come fosse il tuo riferimento. Perché non lo è solo per il giudice: è il parametro che misura se sei davvero pronto per salire di livello.

Questo approccio mi ha salvato la carriera quando ero giovane driver, e da allora lo insegno sempre. Funziona.

Renato Mulatti

Renato è figlio di allevatori di cavalli da trotto a Modena. Ha iniziato la carriera di driver giovane, correndo in vari ippodromi locali. Ora si dedica alla formazione di nuove leve e collabora con realtà che portano i ragazzi nel mondo dell’ippica. Nei suoi contributi offre spunti su disciplina, preparazione e spirito di squadra.