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Pediluvi e cura delle ragadi: il metodo semplice per prevenire infezioni ai piedi

📅 25 Agosto 2026✍️ di Martina Pelosi⏱️ 5 min di lettura

Mi ricordo ancora il giorno in cui uno dei nostri cavalli preferiti al maneggio, un bellissimo sauro di dodici anni, iniziò a zoppicare vistosamente. Accorsi subito, temendo il peggio, e scoprii che aveva le ragadi profonde ai piedi, accompagnate da un’infiammazione che stava peggiorando giorno dopo giorno. Fu proprio allora che il veterinario del centro mi spiegò quanto fosse cruciale la prevenzione attraverso pediluvi regolari e una corretta manutenzione. Da quel momento, ho capito che le ragadi non sono un problema inevitabile, ma il risultato di una scarsa igiene e attenzione. Oggi voglio condividere con voi quello che ho imparato negli anni, un metodo semplice ma efficacissimo per mantenere i piedi dei nostri cavalli in perfette condizioni.

Comprendere le ragadi: un nemico silenzioso

Le ragadi ai piedi sono piccole lesioni della parete del casco che si formano quando la cute diventa eccessivamente secca oppure umida per troppo tempo. Quando vivevo nella Maremma, durante le stagioni molto piovose, vedevo con una frequenza allarmante questa problematica nei cavalli che non ricevevano le giuste cure preventive. La ragade inizia come una microscopica crepa, quasi invisibile all’occhio inesperto, ma col passare dei giorni si allarga e approfondisce.

Il vero pericolo non è solo il fastidio che causa all’animale, bensì la facilità con cui batteri e funghi trovano uno spazio perfetto per proliferare. Una ragade trascurata può trasformarsi in un’infezione seria, compromettendo la salute generale del cavallo e, nei casi più gravi, limitando significativamente le sue capacità di movimento. Ho assistito personalmente a situazioni in cui cavalli meravigliosi hanno dovuto rimanere fermi per settimane a causa di complicazioni infettive che avrebbero potuto essere evitate con una semplice routine di prevenzione.

Le cause delle ragadi sono molteplici e spesso connesse alla gestione quotidiana. L’umidità eccessiva nelle scuderie, il fango frequente, la scarsa pulizia del casco e la disidratazione della parete sono i fattori principali. Dermatologia veterinaria ci insegna che la pelle equina ha bisogni specifici: non tollera gli estremi, né troppo asciutto né troppo bagnato.

Il potere dei pediluvi: metodo semplice e rivoluzionario

Quando ho iniziato a proporre pediluvi regolari ai proprietari dei cavalli, molti pensavano fosse una procedura complicata e time-consuming. In realtà, è esattamente il contrario. Un pediluvio corretto richiede solo quindici o venti minuti, due o tre volte a settimana, a seconda delle condizioni meteorologiche e della condizione generale del piede.

La semplicità del metodo è la sua forza principale. Non servono attrezzature costose o ingredienti difficili da reperire. Tutto quello che vi serve è una vasca sufficientemente grande da immergere il piede del cavallo, acqua tiepida e alcuni componenti naturali che troverete facilmente. Ho imparato da anni di esperienza che l’acqua tiepida, intorno ai 35-37 gradi centigradi, è la temperatura ideale: consente ai tessuti di rilassarsi senza causare shock termico.

Durante i miei anni come groom, ho sperimentato diverse ricette casalinghe per i pediluvi. Quella che ha sempre dato i migliori risultati combina acqua tiepida con un poco di sale marino e, quando necessario, una soluzione leggera di disinfettante naturale come l’aceto di mele. Il sale ha proprietà antisettiche straordinarie e l’aceto aiuta a mantenere il pH corretto della pelle equina. Aggiungo sempre anche un pizzico di bicarbonato quando noto che la cute è particolarmente irritata.

La prevenzione come stile di vita nel maneggio

Dopo aver visto i risultati tangibili sui cavalli del nostro centro ippico, ho realizzato che la prevenzione non è una scelta, ma una responsabilità. I pediluvi devono integrarsi nella routine quotidiana di chiunque si occupi di equitazione, dalle strutture professionali ai proprietari privati con pochi cavalli.

Accompagnando escursioni a cavallo nella campagna toscana, ho imparato a osservare attentamente i piedi prima di iniziare ogni giornata. Una semplice ispezione visiva può rivelare i primissimi segnali di problemi in formazione. Se noto una leggera discolorazione o una minima crepa, accelero il ciclo di pediluvi e applico successivamente una crema protettiva. Questa pratica mi ha permesso di prevenire innumerevoli situazioni critiche.

L’ideale sarebbe effettuare pediluvi anche dopo lunghe uscite, soprattutto se il cavallo ha camminato su terreni fangosi o sabbiosi. Questo ripulisce accuratamente il casco e consente di ispezionare eventuali lievi traumi derivanti dall’attività. Non è solo igiene: è vera e propria medicina preventiva.

La stagione rappresenta un fattore determinante. In inverno, quando i piedi rimangono frequentemente bagnati e il terreno è fradicio, aumento la frequenza. In estate, quando predomina l’aridità, modifico leggermente la composizione del pediluvio aggiungendo un poco di olio di lino, che nutre la parete e previene le crepe da disidratazione.

Dopo il pediluvio: le pratiche complementari che fanno la differenza

Un pediluvio efficace è il primo passo, ma non è sufficiente da solo. Subito dopo, mentre il casco è ancora umido e morbido, è il momento ideale per una pulizia approfondita con una spazzola morbida. Rimuovo delicatamente i residui di sporco, il fango secco e ogni materiale che potrebbe ostacolare la corretta circolazione dell’aria.

Successivamente, lascio asciugare completamente il piede, preferibilmente all’aria aperta. Se le condizioni meteo lo permettono, trenta minuti di sole sono straordinari. Se il tempo è grigio, facilito l’asciugatura con un panno pulito e morbido. Solo una volta completamente secco applico una crema protettiva specifica per i piedi equini, che crea una barriera contro umidità e batteri senza occludere completamente la parete.

La manutenzione regolare del pareggio è altrettanto fondamentale quanto i pediluvi. Uno zoccolo mal pareggiato, con unghie troppo lunghe o una geometria scorretta, crea stress anomalo sulla parete e favorisce la formazione di ragadi. Mi affido sempre a un maniscalco esperto che sa esattamente cosa fare.

Nel corso degli anni, accompagnando proprietari e cavalieri attraverso questo percorso di prevenzione, ho visto trasformarsi completamente la salute dei loro cavalli. Animali che inizialmente zoppicavano hanno ripreso a muoversi con scioltezza. Proprietari inizialmente scettici sono diventati fervent sostenitori di queste semplici pratiche. La magia sta nel fatto che non richiede esperienza straordinaria, solo dedizione e coerenza. Mantenere i piedi in salute significa garantire al nostro cavallo non solo il benessere fisico, ma anche la capacità di esprimere pienamente se stesso. E per chi come me ama davvero l’equitazione, non c’è niente di più importante.

Martina Pelosi

Martina ha iniziato a montare a cavallo all'età di sei anni, crescendo tra le campagne della Maremma toscana. Dopo aver lavorato come groom per diversi centri ippici, oggi si occupa di addestramento e accompagna escursioni a cavallo. Racconta storie e curiosità sul mondo dell’equitazione dal punto di vista di chi vive la stalla ogni giorno.