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Mud fever nel cavallo: strategie efficaci per prevenirla in periodi piovosi

📅 18 Agosto 2026✍️ di Federica Prometti⏱️ 4 min di lettura

Con l’arrivo della stagione autunnale e invernale, i terreni dei paddock e delle strutture equestri italiane si trasformano in ambienti fangosi dove proliferano batteri e funghi dannosi. Il mud fever, noto anche come dermatite da fango, rappresenta uno dei problemi dermatologici più frequenti nei cavalli durante i periodi piovosi. Questa condizione infettiva colpisce prevalentemente le regioni inferiori delle zampe, provocando gonfiore, irritazione e lesioni che compromettono il benessere dell’animale. Come professionista che ha lavorato per anni in Irlanda, ho imparato che la prevenzione rimane la strategia più efficace per proteggere i nostri cavalli da questa fastidiosa patologia.

Che cos’è il mud fever e come si manifesta

Il mud fever è un’infiammazione batterica e fungina della cute che interessa soprattutto gli stinchi e i garretti, zone naturalmente esposte al contatto diretto con fango contaminato. La malattia si sviluppa quando l’epidermide inumidita e ammorbidita rimane a contatto prolungato con microorganismi patogeni presenti nel terreno bagnato.

I sintomi iniziali includono arrossamento, gonfiore moderato e prurito intenso. Col progredire dell’infezione, la cute forma croste, può comparire versamento sieroso e, nei casi più gravi, l’animale manifesta difficoltà nel movimento e zoppicatura evidente. Il cavallo tende a grattarsi continuamente, peggiorando ulteriormente la situazione e facilitando l’ingresso di batteri secondari.

La prevenzione rappresenta il 90% della soluzione a questo problema. Durante i mesi più umidi, è fondamentale adottare protocolli rigidi di gestione del paddock e dell’igiene delle zampe.

Le strategie preventive anglosassoni più efficaci

Durante la mia esperienza in Irlanda, ho osservato come gli allevatori britannici e irlandesi applicano metodi consolidati basati sulla gestione ambientale. La prima regola è mantenere i paddock il più asciutti possibile. Ciò significa drenare adeguatamente le aree dove i cavalli trascorrono più tempo, creando zone di riposo rialzate con ghiaia e sabbia grossolana.

L’applicazione preventiva di prodotti a base di ossido di zinco sulle zampe rappresenta un metodo difensivo efficace. Questi prodotti creano una barriera protettiva che riduce significativamente il contatto tra la cute e l’ambiente umido. Un’altra pratica anglosassone molto efficace è l’utilizzo di stivali o ghette protettive nei periodi ad alto rischio, specialmente per i cavalli in paddock fangosi.

La pulizia quotidiana delle zampe rimane irrinunciabile. Non si tratta di una semplice operazione cosmetica, ma di un vero e proprio presidio sanitario. Dopo ogni permanenza in paddock, le zampe vanno pulite accuratamente con acqua tiepida, asciugate completamente con panni puliti e ispezionate attentamente per rilevare precocemente eventuali lesioni.

Gestione della struttura e dell’ambiente

La qualità delle strutture ricettive influenza direttamente l’incidenza del mud fever. Nel mio circolo equestre, abbiamo investito nella realizzazione di paddock drenati e nella pavimentazione in sabbia/ghiaia nei percorsi più frequentati. Questo approccio ha ridotto drasticamente i casi di dermatite da fango rispetto ai primi anni di attività.

È essenziale anche valutare il tempo di permanenza al paddock. Durante i periodi particolarmente piovosi, alternare le aree di permanenza e garantire spazi coperti permette ai cavalli di riposare in condizioni più asciutte. L’aspetto etologico è importante: il cavallo ha bisogno di movimento e di socializzazione, ma la salute della cute non può essere compromessa.

La pulizia e disinfezione regolari degli attrezzi utilizzati per la cura delle zampe previene la trasmissione della patologia da un animale all’altro. Ogni cavallo dovrebbe avere spazzole e strofinacci dedicati.

Interventi terapeutici nei cavalli già colpiti

Quando il mud fever è già presente, il trattamento deve essere tempestivo e multifasico. La prima fase consiste nella rasatura dell’area colpita per permettere la visibilità completa delle lesioni e facilitare l’applicazione di medicamenti. Sebbene questo procedimento sembri controintuitivo, l’assenza di peli migliora significativamente l’efficacia terapeutica.

Dopo la pulizia accurata con disinfettanti delicati, si applicano creme o polveri antimicrobiche specifiche per cavalli. In caso di infezione severa o presenza di febbre, la consulenza veterinaria diventa obbligatoria per valutare una possibile terapia antibiotica sistemica.

Durante la mia esperienza con i cavalli in Irlanda, ho imparato che la costanza nel trattamento locutorio è più importante della scelta del prodotto specifico. Qualsiasi medicamento, per essere efficace, deve essere applicato con regolarità quotidiana fino alla completa guarigione della cute.

L’importanza della relazione cavallo-proprietario

Affrontare il mud fever non è solo una questione tecnica, ma anche relazionale. I cavalli che ricevono cure attente e quotidiane mostrano meno stress durante il trattamento e guariscono più rapidamente. Nel mio lavoro di insegnamento, sottolineo sempre quanto sia importante che il proprietario sviluppi sensibilità nell’osservare i primi segni di problema e agisca immediatamente.

La prevenzione richiede dedizione e routine, ma i risultati in termini di benessere dell’animale e riduzione dei costi veterinari sono tangibili. Con l’arrivo dei mesi umidi, è il momento giusto per pianificare le strategie difensive e proteggere i nostri cavalli da questa patologia stagionale.

Federica Prometti

Federica ha trascorso diversi anni in Irlanda come groom, imparando tecniche anglosassoni di cura del cavallo. Al suo ritorno in Italia ha aperto un circolo equestre dove organizza corsi di avvicinamento per adulti. Si sofferma spesso sugli aspetti etologici ed emozionali del binomio cavallo-cavaliere.