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Gestione della criniera e della coda: piccoli gesti che evitano nodi e rotture fastidiose

📅 31 Agosto 2026✍️ di Renato Mulatti⏱️ 5 min di lettura

In scuderia ho imparato che la differenza tra una criniera in ordine e una massa di nodi sta in pochi minuti al giorno. Cresciuto tra trotto e paddock nella bassa modenese, oggi passo più tempo a insegnare ai ragazzi come prevenire i danni che a rimediare ai disastri. E nella gestione di criniera e coda, la prevenzione vale oro: gesti semplici, ripetuti con costanza, evitano rotture, irritazioni e perdite di tempo.

Perché si formano nodi e rotture

I nodi nascono dall’attrito: coperte sfregate su criniera sporca, moscerini che costringono il cavallo a frustare la coda, vento e umidità che incollano i crini. In inverno ci si mette anche la Elettricità statica: le spazzolate “a secco” caricano i crini, che si attorcigliano e poi si spezzano.

Attenzione al paddock. Rovi, fieni con semi appiccicosi, reti per il fieno posizionate male sono calamite per la coda. E se la base della coda prude per sudore o dermatiti, il cavallo si sfrega su pareti e travi. Risultato: crini rotti a metà.

La soluzione non è spazzolare di più, ma spazzolare meglio. L’ordine viene da puntare su pulizia leggera e regolare, prodotti giusti e mani educate.

La mia routine quotidiana da 10 minuti

Al mattino, prima del lavoro, dedico una manciata di minuti a ogni cavallo. Con costanza, i nodi non arrivano nemmeno al pomeriggio.

Parto sempre con le dita. Sulla criniera, apro le ciocche dal basso verso l’alto, senza strappare. Se sento resistenza, vaporizzo un detangler leggero o una miscela d’acqua e qualche goccia di balsamo per cavalli. Non bagno: inumidisco appena.

Uso una spazzola morbida a paletta o un pettine a denti larghi, sempre reggendo la ciocca a metà per scaricare la trazione. Mai tirare dalla radice: è la via più breve per spezzare. Sulla coda mi metto di lato, una mano sulla base per stabilizzare, e lavoro per ciocche dal fondo, risalendo piano.

Quando il cavallo ha sudato, prima rimuovo il salino con un panno inumidito o uno spruzzo d’acqua tiepida, poi passo al districante. La sabbia è carta vetrata: se la trascino nei crini con la spazzola, li consumo.

Mi è capitato di recente con una femmina di cinque anni in preparazione a Nonantola. Dopo una settimana di pioggia, è arrivata con la coda a dreadlock. Ho massaggiato olio di riso sulle estremità asciutte per cinque minuti, pettinato solo con le dita, poi lavato con poco shampoo diluito, balsamo lasciato agire tre minuti e risciacquo accurato. Asciugatura con panno, spruzzo di districante, e treccia larga protetta da una tail bag per tre giorni. Coda salva, zero rotture visibili.

Prodotti: cosa funziona davvero

Non serve un arsenale. Servono poche cose affidabili e ben dosate. Un districante di qualità fa metà lavoro: quelli siliconici danno scorrevolezza immediata, ma vanno usati leggeri per evitare accumuli; a me piace alternare con spray a base d’olio leggero (cocco frazionato o riso), soprattutto sulle punte.

Shampoo? Poco e diluito. Una volta ogni 10-14 giorni in inverno, anche ogni 7 in estate se il cavallo suda molto. Sempre seguito da un balsamo specifico per crini, che chiude le cuticole e limita i nodi. Tra un lavaggio e l’altro, acqua e panno bastano.

Attenzione a profumi intensi e residui untuosi: attirano polvere e, su cavalli sensibili, irritano la cute. In vista di gare, occhio all’etichetta e alle linee guida della Federazione Italiana Sport Equestri: niente sostanze che possano interferire con controlli o con la presa della numerazione sulla groppa.

Errori tipici da evitare (li ho fatti tutti)

  • Pettinare dall’alto verso il basso: spezza i crini e stringe i nodi.
  • Usare elastici sottili da capelli umani: tagliano. Meglio elastici larghi o bande in stoffa.
  • Intrecciare stretto e lasciare settimane: strozza i crini, crea pieghe e rotture.
  • Spazzole metalliche rigide su crini asciutti e sporchi: carta vetrata.
  • Lavare troppo spesso senza balsamo: secca e increspa.

Intrecci e protezioni: quando servono davvero

L’intreccio non è una scorciatoia: è una protezione temporanea. Per il lavoro quotidiano, preferisco due o tre trecce larghe sulla criniera di cavalli con molto volume, così non si attacca al collo sudato. Sciolgo e rifaccio ogni 48 ore.

Sulla coda, intreccio solo dalla metà in giù, lasciando libera la parte alta perché serve all’equilibrio e alla termoregolazione. Una treccia larga, morbida, fermata con un elastico spesso ricoperto, poi una tail bag se il cavallo va in paddock fangoso. Mai oltre tre giorni senza controllo: tolgo, arieggio, spazzolo leggero e, se serve, rifaccio.

Per i trasporti, treccia morbida e calza protettiva salvano ore di lavoro. In box, se il cavallo si sfrega, verifico cause: parassiti, sudore, coperte con cuciture ruvide. La protezione da sola copre il sintomo, non il problema.

Taglio, sfoltitura e stagionalità

Sfoltire la criniera (“pulling”) dà ordine, ma stressa la radice. Con soggetti sensibili passo al trimming con forbici a denti o coltello da sfoltitura, poche ciocche alla volta. L’obiettivo non è la perfezione da catalogo, è evitare volumi ingestibili che si annodano.

In inverno l’aria secca amplifica i nodi: umidifico leggero prima di spazzolare e riduco l’uso di copertine con colli ruvidi, aggiungendo sotto un collo liscio. In estate sabbia e sudore incollano: panno umido post-lavoro, risciacquo veloce e districante sulle punte tengono la situazione sotto controllo.

Il controllo rapido prima di gara

Il giorno prima della gara, faccio un check di 15 minuti: dita sui nodi residui, spruzzo leggero di districante, pareggio delle estremità sfrangiate, e intrecci funzionali, non da matrimonio. In viaggio, protezione morbida e una spazzola pulita a portata di mano. All’arrivo, scuoto la coda, due passate leggere e fine. Niente rivoluzioni dell’ultimo minuto.

Metodo da scuderia: tre abitudini che salvano tempo

  • Mai spazzolare a secco lo sporco: prima panno o vaporizzatore, poi spazzola.
  • Tenere le punte nutrite: un velo d’olio leggero ogni 2-3 giorni evita la rottura.
  • Routine breve quotidiana invece del “recupero” nel weekend: i nodi non maturano.

Un lettore mi ha chiesto: “Meglio pettinare ogni giorno o lasciar stare così non si spezza?”. La risposta è nel come, non nel quanto. Dieci minuti ben fatti, con dita, prodotto giusto e rispetto per la radice, salvano metri di crini in una stagione.

In anni di pista e scuderia ho capito che l’eleganza di un cavallo in ordine non è trucco: è manutenzione intelligente. Con gesti piccoli e regolari, la criniera resta fluida, la coda piena, e noi possiamo concentrarci su ciò che conta: lavorare bene in pista e in campagna.

Renato Mulatti

Renato è figlio di allevatori di cavalli da trotto a Modena. Ha iniziato la carriera di driver giovane, correndo in vari ippodromi locali. Ora si dedica alla formazione di nuove leve e collabora con realtà che portano i ragazzi nel mondo dell’ippica. Nei suoi contributi offre spunti su disciplina, preparazione e spirito di squadra.